TALK OF DA TOWN
Quale modo migliore per augurarvi un sereno Natale e un felice Anno Nuovo se non con un'intervista ai californiani
Talk of Da Town? Questo gruppo gospel ha allietato il pubblico aretino molte volte negli ultimi anni con canti di Natale e spirituals e negli Stati Uniti
sono considerati tra i più grandi nel loro genere. Non a caso si sono esibiti accanto a personaggi quali Ray Charles e Stevie Wonder. Visto che vengono da così lontano, abbiamo proprio cercato di capire quanto nella loro musica incida il viaggiare per il mondo ed esibirsi di fronte a culture differenti.
La prima domanda è d'obbligo per voi che venite dagli Stati Uniti: com'è stato il viaggio?
Di solito è sempre molto tranquillo. Ormai siamo abituati a viaggiare dagli Stati Uniti all'Europa. Siamo sempre qui tra l'Italia, la Francia e la Spagna durante il periodo natalizio. C'è da dire però che il primo giorno di tour è stato pesante. Siamo dovuti volare prima dalla West Coast verso l'East-Coast per poi arrivare in Europa. E subito abbiamo fatto uno show la sera stessa a Milano. Possiamo dire, insomma, che viaggiare per noi dall'America è piuttosto impegnativo...
Di solito come viene accolto il vostro genere musicale dal pubblico straniero? D'altra parte i gospel sono tipicamente afro-americani...
Può sembrare strano, ma rispetto agli Stati Uniti, gli Europei sono molto più ricettivi nei confronti dei gospel, in ogni loro aspetto: la musica, il ritmo, la base culturale... E questo accade in particolar modo in Italia, questo paese splendido dove di baci ne ottieni al minimo due invece che uno!
Quindi i vostri show in America sono recepiti dal pubblico in maniera molto diversa?
Effettivamente sì. Può capitare che venga anche rifiutato questo genere musicale. C'è forse più chiusura nel senso che si cerca sempre di scegliere cosa ascoltare e dove ascoltare. In Europa, invece, si vive la musica in maniera meno "decisionale", si va a vedere con più curiosità e voglia di scoprire. D'altronde, è anche vero che in Europa e soprattutto nei paesi più a sud, i gospel sono meno conosciuti e quindi destano più curiosità che negli Stati Uniti. Ma ci capita anche di avere degli spettatori che conoscono i gospel e che quindi si sentono più coinvolti nella nostra performance. La differenza sta poi nel fatto che in Europa puoi metterti a fare gospel ovunque. Ci capita di cantare in locali dove la gente beve e fuma, per poi passare alle chiese o ai piccoli teatri. In America ci sono luoghi preposti, quali gli auditorium, e non puoi sgarrare. Vai a sentire i gospel e non capiti per caso. Proprio questo ci piace dell'Europa: la gente passa per caso, si ferma ad ascoltare e magari rimane più entusiasta di chi è venuto apposta al nostro concerto.
Ma quindi preferite esibirvi qua piuttosto che in patria?
In realtà, quando cantiamo è indifferente la reazione del pubblico. O meglio, la si valuta a posteriori. Sul momento, quando ci esibiamo sentiamo la forza del messaggio che stiamo diffondendo. Quello ci rende felici. Lo Spirito ci guida e non la voglia di ricevere degli applausi. C'è l'universalità del messaggio di amore e gioia che portiamo che supera ogni vanagloria. Alla fine, non c'è una preferenza tra un posto o l'altro, tra una tappa del tour e l'altra. Semplicemente amiamo quello che facciamo e ci sentiamo appagati dal sostegno di Dio in questo mestiere.
Trovate difficoltà nell'esibirvi di fronte a un pubblico non credente o di fede diversa?
In realtà, non devi essere credente per apprezzare la nostra musica, né tanto meno il nostro scopo è di convertire. Figuriamoci! Noi ci facciamo portavoce di un messaggio che condividiamo in pieno, ma la sua forza è universale e non legata a una singola fede. Ogni religione, ogni Dio, ogni forma anche di agnosticismo o ateismo intelligente annovera l'amore e la pace tra i suoi principali valori.
Non avete mai cantato quindi in altri continenti oltre il vostro e l'Europa?
No, ci siamo limitati per adesso a questi due. Contiamo però di allargare il nostro tour. Ci piacerebbe tornare in Africa dove i gospel hanno preso origine e arrivare anche in Asia. L'unica cosa che chiediamo in ogni paese in cui andiamo è il rispetto per il nostro credo. Giusto, no?
IL PLAY ART SI AGGIUNGE AI TALK OF DA TOWN NEL FARVI TANTISSIMI AUGURI DI BUON NATALE!!!
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