Carlo Monni

Carlo Monni è forse meglio conosciuto come Vitellozzo in Non ci resta che piangere. Spesso al fianco di Benigni, oggi Carlo collabora anche con altri toscanacci doc, da Massimo Ceccherini ad Alessandro Benvenuti. Al Teatro Verdi di Monte San Savino con il suo spettacolo NOTTECAMPANA, "il Monni" ci spiega il suo spettacolo sottolineando come il viaggio sia stata proprio la molla propulsiva per molti degli scritti di Dino Campana. Intervistare Carlo è stata una vera impresa: tra la linea telefonica che cadeva da una galleria all'altra degli Appennini ai continui scherzi dei compagni d'avventura di Monni, Arlo Bigazzi, Orio Odori e Giampiero Bigazzi.
Quest'anno il Play Arezzo è tutto concentrato sul viaggio. Mi sembra che siamo decisamente in tema...
La miseria, davvero. Qui, tra un monte e l'altro siamo in pieno stile spostamento geografico... C'è un via vai di paesaggi... Ti sento proprio a balzelloni!
Spiegaci un po' cos'è Nottecampana, lo spettacolo che stai portando nei vari teatri in questo periodo...
Innanzitutto non è una semplice lettura delle poesie di Dino Campana. Alla lettura associ subito qualcosa di palloso come quando senti parlare di "lectura Dantis". Ma quanto saranno pallose quelle! Ai poveri ascoltatori malcapitati conveniva andarsene in pizzeria. Per questo io leggo pochissime poesie, anche perché le so a memoria. A parte tutto, non è uno spettacolo che si limita alle poesie di Campana. Si tratta invece del racconto, del percorso della vita di Campana. Di tutti i suoi amori, della sua follia, di come lo pigliano pe' i' cculo al club delle Giubbe Rosse, tutti i letterati e magnati dell'epoca, gli intellettuali d'allora... Anche oggi sarebbe la stessa la fine per Campana. Non se ne riconoscerebbe la poesia, ma i più colti celebrerebbero solo i propri lavori a discapito di un'arte per certi aspetti folle come la sua e lo manderebbero chiaramente a fare in culo. Ecco, questo è il succo dello spettacolo.
Da veterano dei palcoscenici e dello schermo, cosa consigli ai ragazzi di Play Campus che vogliono lavorare in teatro o per il cinema?
Seguendo i suggerimenti di questi tizi che ho qui accanto, consiglio caldamente le marchette. Sia per femmine che pure per maschi. Questo purtroppo è quello che avviene davvero. Ora, specialmente alla televisione, ti basta guardare qualche sceneggiato che vedi come non si cerchino gli attori bravi. Hanno paura degli attori bravi. Questa è gente senza alcuna personalità e nemmeno voglia di recitare. Ci sono dei bellocci e basta. Anzi, sempre i miei compari si sono messi a ragionar di culi. Oh, ma che figura mi fate fare? Va bè, bisogna che li tratti con rispetto che sono loro a sganciare il quattrino per gli spettacoli. Prendiamo i loro sproloqui come versi liberi alla Dino Campana, dai!
Tornando al viaggio, com'è questa vita da nomade tra un teatro e l'altro?alt
Ora come ora, ci stiamo limitando alla Toscana. E questo è estremamente rilassante. Si passa facilmente da una valle all'altra. Oggi in Val di Chiana siamo messi proprio bene. Quante donne belle che ci sono! Comunque, non siamo messi male neanche tra Figline Valdarno e Montevarchim devo dire... 
Dai Carlo, facciamo finta di tornare seri (ma quando mai lo siamo stati?!):  Dino Campana ha fatto del viaggio la sua fonte indispensabile e inesauribile per le sue opere.
Campana è effettivamente un ramingo, un vero camminatore. Uno che da Marradi andava fino alle montagne della Verna. A piedi è andato in Svizzera, in Francia, ha girato per il Sud America. È il vagabondo per antonomasia. La sua poesia nasce da questi percorsi, da queste visioni che scaturiscono all'improvviso. Poesie su donne generose incontrate nei suoi viaggi che ha spesso interrotto proprio per godere di tanta abbondanza. Ma ti immagini quante orge ha fatto Campana in giro per l'Italia!?
Ti vengono in mente degli scritti precisi sul viaggio?
Sicuramente il suo viaggio in Argentina, i racconti dei suoi spostamenti da Marradi... In sintesi si può dire che tutta la sua letteratura ruota intorno al viaggio. Senza il concetto di viaggio, non potrebbe proprio esistere la poesia di Campana. Ed è una cosa che si percepisce in ogni sua opera. Si coglie quest'atmosfera di spostamento, indagine, movimento in ogni sua poesia. Niente è scritto sul suo scrittoio nel suo salotto. Sono colpi di genio colti nel suo peregrinare, dei veri e propri appunti che prendeva camminando. Come il sole che lo illumina nelle sue passeggiate. Questa è la bellezza della poesia di Campana. E beato chi la capisce perché spesso l'arte rimane incompresa.
E tu, nei tuoi viaggi, non appunti niente?
Io scrivo, sì sì. Ma sono cose da ridere, delle storiettine in confronto a quelle di Campana. Quando dico qualche mia poesia è solo per scherzare. Non posso fare niente di folgorante come Campana. Vassalli, che ne ha scritto la biografia dice che solamente ogni tanto, quando appare la cometa nasce una persona come Campana. C'è proprio un paragone tra la cometa Halley e la nascita di Campana.
Sai cosa dico a voi giovani? Leggetevi Campana e moltiplicatevi!

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