...A Toys orchestra

Mezz'ora al concerto. Voglia di suonare, un po' di agitazione, ma tanta disponibilità a condividere la frenesia del tour. Gli ...A Toys Orchestra prima di esibirsi davanti al loro pubblico ci parlano di viaggi e musica.
Cosa avete in programma adesso, solo tour?
Siamo in giro per concerti, ma abbiamo appena iniziato il lavoro per il prossimo album. Abbiamo registrato giusto qualche pezzo e poi siamo tornati subito in tour. Qualche data in Italia, poi qualche concerto all'estero... poi ci dedicheremo totalmente al nuovo cd. Chiaramente è presto dire quale sarà il taglio di questo nuovo album. Non sappiamo che strada prenderà perché siamo proprio all'alba del disco, non è facile quindi fare delle previsioni sullo stile, il suono o che altro.
Siamo comunque presi dal tour adesso, ma poi staccheremo di netto per lavorare sodo sulle nuove idee. Certo che se torna di nuovo ad Arezzo Lou Reed, una capatina da voi ce la facciamo volentieri! Se non sul palco, almeno da spettatori.... Facciamo uno strappo alla regola e stacchiamo per un attimo dal lavoro! A parte tutto, se non ci diamo dei tempi precisi, finisce che con i concerti non smettiamo mai e il cd nuovo rimane fermo... È già successo con lo scorso album. Una volta uscito siamo tornati in tour subito. Massacrante. Per poter scrivere è necessario invece isolarsi e crearsi uno spazio mentale diverso. Ci vuole tempo, concentrazione.
Tante date quindi. Ma non solo in Italia. Siete sempre in VIAGGIO...

Assolutamente. Quella delle date all'estero è una bellissima novità. Possiamo dire che in Italia qualche gradino della scala l'abbiamo fatto... certo ce ne saranno ancora tanti, ma per l'estero dobbiamo proprio partire da zero. Lo si può definire come una specie di nuova nascita. Dobbiamo quasi riprovare tutto daccapo visto che all'estero non siamo nessuno, almeno per quello che riguarda i live. Questo comunque ci fa sentire vivi, ci fa mettere in gioco. Di fatto il cd all'estero è già uscito da diversi mesi, è distribuito da Cargo pure in Inghilterra. Abbiamo avuto contatti, anche per e-mail, dall'estero perché il cd ha avuto un buon riscontro e così ne è nata l'occasione per fare questo mini-tour fuori dall'Italia. Dal vivo per adesso non esistiamo all'estero, ma con il cd abbiamo fatto un buon ingresso nella scena musicale europea. Gente importante, soprattutto una casa discografica, ci hanno fatto i complimenti. Insomma abbiamo proprio voglia di fare questo VIAGGIO fuori dall'Italia. Saremo a Lussemburgo a suonare in un locale gestito da un italiano, per cui non ci sentiremo proprio spaesati. Tra l'altro il giorno dopo ci sarà nello stesso locale Paolo Benvegnù  a suonare con i suoi grandi musicisti. Questa per noi è una grandissima occasione. Vogliamo suonare e farci conoscere fuori il più possibile.
Potete essere avvantaggiati all'estero per il fatto di cantare in inglese?
Ma in fondo non è che è poi così facile scrivere canzoni in inglese. Non butti giù due accordi e le strofe ti vengono così di botto. Certo non abbiamo cominciato a cantare in inglese per andare all'estero o per poter essere più commerciali. Anzi, fare una musica come la facciamo noi in Italia è tutt'altro che commerciale. Da una parte forse cantare in inglese può essere anche d'impiccio per sfondare all'estero. Gli italiani che cantano in inglese non sono assolutamente apprezzati. In Inghilterra ci considerano per questo musicisti di serie B. Per tradizione l'Italia produce musica cantautoriale e noi usciamo totalmente da questo schema. Poi, figurati, l'Italia è il paese in Europa che conosce meno l'inglese. Immaginati quanto credito ci possano dare. Per gli anglosassoni siamo proprio il Terzo Mondo della musica. C'è però da dire che i giornali inglesi, anche la BBC, ci hanno dato tutti un buonissimo riscontro. Nei nostri confronti c'è stato davvero tanto rispetto e hanno accolto molto bene il cd. Forse potrà ribaltare tutta questa situazione. Sai, anche all'inizio siamo stati molto penalizzati per il fatto di cantare in inglese in Italia. Quindi, in qualunque modo la rovesci, cantare in inglese è sempre problematico per una band italiana, e per l'ambito musicale straniero e per quello proprio italiano.
Una vostra canzone in italiano quindi è improbabile?
Non è così semplice decidere di cantare in italiano. Una canzone nella nostra lingua non è per adesso assolutamente nei nostri progetti. Non perché ci siano dei preconcetti da parte nostra, ma perché non ci viene naturale. Noi abbiamo iniziato con le cover proprio in inglese e poi le canzoni ci sono venute tutte in questa lingua. Sarebbe quasi una forzatura scrivere in italiano. Proprio non ci viene. Dopo dieci anni di carriera in cui canti in inglese, ti viene troppo difficile cantare in italiano. Questo però non vuol dire che non amiamo la musica italiana. Potremmo un giorno fare una canzone in italiano o per sfidare noi stessi o per qualche fortissimo stimolo esterno. Dovrebbe, però, essere una canzone bellissima, che ci soddisfa in pieno. In fondo, si può fare una metafora. L'inglese è il vestito che ci sta più comodo. Se ci mettiamo il vestito-italiano, non ci sentiamo a nostro agio. Ma se magari ci guardiamo bene allo specchio, può darsi che il vestito-italiano ci stia a pennello. Si capisce la metafora?
E se invece fosse qualcun'altro a scrivere un pezzo in italiano per voi?
Sai, il nostro approccio verso la musica è molto geloso. La musica è forse l'unica cosa che facciamo veramente bene nella nostra vita. Per cui la dobbiamo fare solo noi perché è una cosa troppo nostra. È davvero difficile farci entrare qualcun'altro. Sempre per usare delle metafore, è come con la tua donna. Se la ami davvero, non la lasci agli altri per una bottarella e via. Non ci giochi con gli scambisti. Poi, in realtà, non frequentiamo molto le altre band e non c'è tutta questa possibilità di creare dei pezzi con degli altri. Una collaborazione quindi sarebbe forzata. Però non poniamo limiti, se con qualche artista viene fuori qualcosa tutti insieme, allora, perché no? Se poi proprio il caro Lou Reed volesse collaborare con noi... Ah, però sarebbe in inglese! Si ritorna al solito problema con l'italiano...
Tornando a parlare di VIAGGIO,  c'è qualche vostra canzone che si avvicina a questo tema?
In realtà c'è LOCO-MOTIVE che parla di un treno e dello spostarsi... ma forse una bella canzone da scrivere su questo tema sarebbe un brano su un furgone. Mamma mia, quante storie sul nostro furgoncino in giro per l'Italia. Ne verrebbe fuori un pezzo drammaticissimo! Quando sei musicista sei sempre in viaggio. Si può dire anche che già scrivere in inglese per noi è staccarsi dall'Italia e viaggiare...
Per concludere, come vivete voi la notorietà? Sentite da parte dei fan pressione o invadenza?
Decisamente no. Siamo anzi sempre contenti quando magari veniamo fermati per strada e ci fanno i complimenti... Sono soddisfazioni. Per adesso non viviamo certo una pressione da Novella 2000 o Grande Fratello. Non siamo a quei livelli di fama. Certo che se diventassimo talmente famosi da non poter manco uscire di casa, tutto sarebbe più complicato. Ma per adesso siamo gente normale. Dopo aver suonato ci togliamo i panni da artisti e conduciamo la nostra vita in piena tranquillità.

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