Jerry Calà
Ospite formidabile del Grace all'inizio di Gennaio, Jerry Calà ci parla del viaggio che rappresenta la sua vita di artista in continuo movimento. Un grande mattatore di estrema sensibilità!
Quali sono i suoi progetti per questo periodo? Tour e ancora tour?
Sì, sono in giro con il mio spettacolo. In realtà, sono quasi sempre in tour. I periodi più intensi sono di certo l'estate e l'inverno per locali. Tra l'altro questo è uno show che ha molto successo e sono pertanto al lavoro in tutta Italia. Parallelamente, poi, sto pensando a nuovi progetti, ma è tutto ancora in fase embrionale. Come sempre, finito un lavoro, se ne inizia un altro ed è un continuo processo di creazione.
La sua è quindi una vita da nomade in gran parte...
In effetti sì. Il viaggio è nel dna di chi fa questo mestiere. Sono 30 anni che sono in viaggio con i miei spettacoli. Avrò fatto migliaia di tappe nella mia vita e il viaggio è parte di me. Forse da giovani quando non si hanno radici, ci si muove più volentieri, ci si ferma nei posti, si è più spensierati e si va all'avventura. Invece, quando ci si fa una famiglia (e la mia è piuttosto giovane) e si ha un posto dove tornare lo stato d'animo è ben diverso. Mi faccio sempre centinaia di chilometri, con qualcuno che mi accompagna certo e che guida per me, ma faccio i salti mortali per poter tornare a casa dopo gli spettacoli e svegliarmi così in un ambiente cara. Diciamo, che per me il viaggio più bello è quello di ritorno a casa.
Ricordando i tanti film della sua carriera, da Vacanze di Natale alla serie televisiva Professione Vacanze, qual'è lo sketch sul viaggio che ricorda con più affetto?
Con i miei film e specialmente con la serie "Professione Vacanze" sono in un certo senso diventato il simbolo della vacanza e del viaggio in questo senso, soprattutto negli anni '80. E poi con "Vacanze di Natale" la gente ancora mi identifica con questo personaggio sempre in giro, allegro e vacanziero. In tutta la mia carriera cinematografica ci sono sketch sul viaggio. Forse, il film che più rappresenta questo tema è "Vacanze in America" imperniato totalmente sul viaggio di alcuni ex-compagni di classe negli Stati Uniti. I tipici italiani che si fanno riconoscere all'estero per la loro cafonaggine in situazioni davvero paradossali, ma solo perché non sono mai stati più in là di casa loro. Questo film era parecchio divertente con Peo, il mio personaggio che a Las Vegas, rinominata Las Figas, fa perdere soldi agli amici, si ritrova a un party stile Village People e si mette a giocare a briscola con una famiglia di immigrati italiani.
Da artista con tanti anni di esperienza alle spalle, cosa consiglia ai giovani, come i nostri ragazzi di Play Campus, che oggi vogliono intraprendere la strada del cabaret e del cinema?
Oggi come oggi è molto difficile dare dei consigli. Io direi di fare prima di tutto tanta, tanta esperienza. Bisogna studiare, sperimentare. Per quello che è stato il mio percorso, ho capito che questo è un lavoro che si impara molto facendolo. I giovani che vogliono entrare in questo mondo devono, secondo me, devono cercare di lavorare tutte le sere in un cabaret, un teatrino, un pub. Bisogna praticare molto: questo non è un lavoro di teoria. Io lavoravo all'inizio tutte, ma proprio tutte le sere. 365 giorni l'anno di spettacoli ti formano. Questo è il mio consiglio. Poi, però, so che oggi i giovani sono molto attratti dai miraggi dei reality. Attenti, perché dopo sei mesi che fine hanno fatto queste persone? La maggior parte di questi penso che abbia avuto poi delle turbe psicologiche. La popolarità si costruisce piano piano, sennò si cade subito nel dimenticatoio. In fondo, l'unico vero consiglio che si può dare in questo lavoro è di capire se si ha il talento. Guardati allo specchio, il talento è una cosa che capisci di avere o meno. Se hai il talento, lo senti dentro di te. Solo un questo caso, vale la pena provare a fare qualcosa per emergere.