THE ZEN CIRCUS

Mentre Appino si riscalda e si rilassa prima del concerto sul palco del Karemaski, gli altri due Zen Circus, Ufo e Karim, si lasciano a una bella chiacchierata insieme, da cui emerge che proprio il tema del nostro festival, il VIAGGIO, è la costante della loro vita da musicisti.
Ma in comune con il festival hanno anche la passione per l'arte di strada, visto che hanno iniziato la loro carriera come buskers ("Il Fringe contest sarebbe adattissimo a noi, che ganzata!"). In questa intervista pre-natalizia gli Zen Circus mostrano le loro aspettative e i timori per il tour in Australia, conclusosi a febbraio.
A Gennaio vi aspetta un viaggio verso l'altro emisfero. Come vi sentite a pochi giorni dal tour in Tasmania?
È proprio un "viaggione" visto che ci vogliono due giorni e mezzo per arrivare... Sarà uno scambio di ospitalità tra noi e Brian Ritchie che è stato qui in Italia dando vita a una bella collaborazione. Lui si è sentito di ricambiare semplicemente la nostra accoglienza e così andremo da lui, per quanto il tour in Australia sia effettivamente dovuto visto che è uscito il cd anche là. All'inizio il cd doveva essere distribuito prima in Europa e poi in Australia, ma è successo il contrario... In ogni caso, siamo terrorizzati. Soprattutto per l'aereo... E poi tutte quelle bestie infami che ci sono. Che bestiacce! In Australia ci sono animali che mordono, che sono velenosi... che schifo! Però, chiaramente il viaggio ci entusiasma, ci manda di fuori. Una delle parti fondamentali per il gruppo è proprio il viaggio in sé. Passi più tempo a suonare in giro che in sala oggettivamente. Per noi il viaggio è importante.
Che differenza c'è tra suonare all'estero e suonare per un pubblico italiano?
All'estero il disco è stato preso più che bene. In ogni caso, la nazionalità del gruppo per noi è indifferente. A Londra, a luglio, la gente è rimasta basita. Non si aspettavano che suonassimo così. La gente c'ha una concezione strana dell'Italia.
I gruppi che aprivano il concerto si sono inchinati dicendoci quanto eravamo stati forti...
Alla fine, il pubblico è gente... Puoi suonare in Italia e avere una serata di merda e in Inghilterra, invece, essere osannato anche se non sanno chi sei. Poi basta che ci siano i panini da mangiare. Vanno bene anche i panini con il canguro in Australia...
Siete poliglotti, ora anche una canzone in serbo...
No, non è vero. Il titolo è in serbo, ma poi la canzone è un miscuglio strano. Abbiamo fatto come i Sigur Rós. A Udine la gente che parla veramente il serbo ci ha spezzato le gambe. Questa cosa della canzone in serbo è proprio una nostra mistificazione...
Se la cosa del serbo è un po' fasulla, però l'inglese e il francese sono le lingue che usate di più per le vostre canzoni... Questo non vi avvantaggia nei vostri rapporti con il pubblico estero?
In realtà, negli ultimi anni, c'è stata una nuova attenzione sulle canzoni in italiano. In Germania c'è una specie di moda, nel punk e nel punk-rock, per tutti i gruppi che cantano in italiano. Questa cosa non la so proprio motivare... In ogni caso, le cose stanno cambiando. Forse per internet, visto che gli italiani sono come la peste, sono da tutte le parti. La scelta, comunque, è semplice, o decidi di fare tutto in italiano e riesci magari a ottenere anche un grande riscontro con cose serie o canti in italiano per riempire gli stadi. Però, buttarsi su un idioma solo è limitante e cantare in italiano poi deve venire spontaneo. Per scrivere solo in italiano e buttarsi completamente in questa cosa, ci sono voluti anni e l'anno prossimo usciremo con questo nuovo progetto esclusivamente in italiano. In Italia è troppo radicata l'idea che il gruppo non va se non canta in italiano. Ma è difficile scrivere in italiano e dire qualcosa di sensato. Ci sono una marea di gruppi ridicoli che hanno fatto danni immensi. Dagli anni '80 c'è stato uno sperpero della musica in italiano con testi intimisti che non capisce nessuno. Invece la musica è comunicazione. Fare testi incomprensibili ti butta o nell'élite o nella massa, due realtà che ci fanno entrambe cagare. O fai testi indecifrabili o testi ovvi. Ma ci hai fatto caso che ora i testi in italiano sono tutti sull'amore o le paure? Ora tutti hanno 'ste paure. Comunque, il testo in italiano va ponderato bene a meno che tu non abbia intenzione di riempire gli stadi in Italia e ti accontenti così. Bisognerebbe avere una visione più europea. Adesso ci sono una tipa estone e un gruppo finlandese che cantano in inglese e sono ganzissimi. La cosa importante è fare una distinzione fra le varie lingue. L'italiano può andare bene per certe cose con un certo giro d'accordi. L'inglese, pur essendo la lingua più musicale di tutte, è limitato per altre cose. In italiano certi nostri pezzi non avrebbero proprio senso, non avrebbero proprio la bellezza ritmica che hanno in inglese.
Ma essere in tour è poi così diverso dall'essere in viaggio?
Il tour è viaggio puro. Ci stanno un sacco di cose dentro. Quando ti capita di avere quattro, cinque date tutte di fila è delirante. Pisa-Taranto-Ancona-Milano-Roma. La prima cosa è mettersi nell'idea che tutto ciò non è normale, proprio a livello di bioritmo. Certamente è bellissimo, ma non è sanissimo. Durante il tour accade tutto e il contrario di tutto. S'impara tanto a livello di rapporti interpersonali, anche se magari lì per lì non te la godi. Poi fai cose che non faresti mai. L'altra settimana ad esempio siamo andati all'acquario a Trieste: ma quando mai andremmo noi tre all'acquario? E una volta abbiamo giocato pure a calcio e gli Zen Circus sono proprio l'anti-calcio. Una volta finito il tour, torniamo a casa, mettiamo la roba in lavatrice e ci svegliamo la mattina dicendo: "Ora che cazzo faccio?". Insomma, il tour è una "zona liberata" in cui si rendono possibili tante cose ed è fondamentale per noi. È una dimensione che ci è assolutamente necessaria. Noi non siamo un gruppo da studio come altri che li devi costringere per andare in tour. Certo, in studio ci divertiamo e ci passiamo un bel mese pieno per registrare ma è con le esibizioni che cresciamo di più. Quando siamo in giro ci arricchiamo, è l'atmosfera collettiva che ci gasa. Grazie ai tour, ci è stato possibile vedere ogni angolo d'Italia. E ora anche dell'Europa e da gennaio del mondo. Conosci culture diverse, anche di ciascuna regione. Assimili tantissimo e non te ne rendi manco conto se non alla fine del tour. Però, più conosci il paese meno lo capisci: tante realtà diverse nella stessa nazione si ingarbugliano. Conosci l'Italia ma non ne comprendi i meccanismi. Non riesci a dare nessun giudizio e questo rende il viaggio, appunto, più interessante. A volte questo paese ci esalta, a volte ci fa cadere le braccia. Viaggiando vedi cose che non ti aspetteresti mai accadere in certi posti. In tour approfondisci le tue conoscenze e scopri le piccole frazioni, i paesini, pure quelli delle stragi. È proprio con queste peregrinazioni che abbiamo scoperto Villa Inferno (è il titolo del loro ultimo cd, n.d.r.) che è un vero paese. Anche Dr. Seduction (altro cd, n.d.r.) è venuto fuori da un palazzo fatiscente, da un'insegna di un venditore di elisir d'amore. Tantissime nostre canzoni nascono durante e dal viaggio.
I ragazzi del Plug&Play devono portare una loro canzone e una cover sul viaggio. Voi cosa portereste in concorso?
Porteremmo come nostra "Way South" e come cover "Going up the country" dei Canned Heat. Vinceremmo di sicuro.

Tutte le foto su Flickr: http://www.flickr.com/photos/playartarezzo/?saved=1
Il video su YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=0lAgYPLS85c&feature=channel_page

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