Lella Costa
Teatro, letteratura, reading e musica.
Lella Costa è un'artista che oggi definiremmo multitasking e che, proprio per la sua versatilità, incarna bene lo spirito del
Play Arezzo Art Festival e dei concorsi per i giovani di
Play Campus. Lella ha iniziato proprio con i ragazzi la sua carriera e ai giovani artisti è rivolta questa intervista, raccolta in occasione del suo spettacolo teatrale "
Ragazze" in scena al
Teatro Puccini di Firenze.
Di solito in cosa consistono i suoi reading?
Bisogna innanzitutto distinguere i reading dalle presentazioni del libro e/o gli incontri nelle librerie con i lettori. In questo momento sto presentando il mio ultimo libro che raccoglie tre miei lavori teatrali (
Amleto, Alice e la Traviata, ndr.). I reading che mi capita spesso di fare in genere sono insieme a dei musicisti oppure sono delle letture in senso stretto di testi poetici. O a volte chiamiamo reading una versione del mio stesso spettacolo che però, per motivi organizzativi, economici, logistici non può avere la propria rappresentazione teatrale. Ne creo così una lettura-narrazione senza allestimento in un'atmosfera molto più confidenziale.
Quale è l'
impronta che ha dato alle opere trattate in Amleto, Alice e la Traviata?
La mia è una rilettura che nasce innanzitutto da ciò che ho fatto in teatro. Questo con il massimo di adesione che mi è possibile all'originale. Quindi non sono parodie né tanto meno attualizzazioni forzate. In genere il meccanismo che mi interessa è vedere come questi testi così come sono guardano ed entrano nella nostra età contemporanea. Se ci sono digressioni, sono sempre dichiarate e non sono mai una forzatura del testo per farlo assomigliare a cose attuali. Capita però solo se nel testo ci sono dei personaggi, delle questioni, delle situazioni che in qualche modo sembrano già racchiudere in sé quello che stiamo vivendo noi adesso, in questo periodo storico. In questo senso mi sembra che ci sia una grande potenzialità nelle riletture dei classici. Non mi interessa affatto cercare di paragonare per forza i classici alla modernità, chiedendomi ad esempio chi oggi può essere un novello
Amleto. Se da quattro secoli a questa parte
Amleto è ancora rappresentato ci sono senza dubbio motivi profondi e a me piace indagare proprio questi. Tante cose sono già state anticipate su di noi, comunità pensante, nella letteratura classica e con questa chiave di lettura va affrontato il mio ultimo libro.
Lei ha da sempre un ottimo rapporto con i giovani per i quali ha anche presentato il primo, storico Amici. Quali consigli si sente di dare ad aspiranti attori e scrittori?
Io cerco il più possibile di fare incontri con i giovani. Alcuni giorni fa ho trascorso due ore alla Statale di Milano con gli studenti che si sono dimostrati molto interessati e ottimi interlocutori, perché estremamente curiosi. Quello che mi sento di dire è di perseguire con tenacia i propri interessi. Io auguro a tutti di comprendere in tempo quali sono le proprie vocazioni. Oggi dire di voler fare l'attore vuol dire tutto e niente. Così come voler scrivere. Bisogna scoprire se queste passioni sono profonde e in che ambito, in quale contesto e in quale ruolo si vorrebbe entrare in questo mondo. È fondamentale capire se si vuol fare l'attore o il regista o l'autore... e studiare determinate discipline più di altre di conseguenza.
Nel libro compaiono molti riferimenti a canzoni contemporanee e lo stesso spettacolo Alice- una meraviglia di paese vanta la collaborazione di Stefano Bollani. Qual'è il suo rapporto con la musica?
Io considero la musica una parte indispensabile nel mio lavoro e, in generale, nella mia vita. I miei gusti musicali sono naturalmente personali e quello che piace a me non è detto che piaccia ad altri... In molti miei lavori ho potuto godere della collaborazione non solo di
Bollani, con cui ho registrato anche un audiolibro (
Donne con gli occhi grandi, ndr) ma anche di altri jazzisti, musicisti classici ecc... Mi piace moltissimo lavorare con i musicisti e credo che per chi come me fa teatro spesso da solo, più che un copione bisognerebbe mettere in scena uno spartito. Anche la parola parlata, cioè, dovrebbe tener conto dei toni, del silenzio, dei ritmi che sono propri della musica.