MARIO PERROTTA

Mario Perrotta presenterà il suo Misantropo di Molière per la sezione teatro del Play 2009. Diretto e interpretato da Perrotta, lo spettacolo è realizzato dalla Compagnia del Teatro dell’Argine ed è la prima opera di una trilogia che ha come tema conduttore l' individuo sociale.
Perrotta ci presenta lo spettacolo a cui assisteremo a luglio al Play Arezzo Art Festival.
C'è un'opera che ti lega particolarmente al tema del Play di quest'anno, il viaggio...
Sì, Emigranti Espress, edito Fandango e letto su Radio2, è un libro interamente dedicato all'emigrazione italiana. Si svolge su un treno dove io, bambino, viaggiavo con degli emigranti. C'è un doppio modo di leggere il viaggio: quello del racconto mio personale e quello della gente che lasciava la propria terra per l'ignoto. Mi pare estremamente in linea con il Festival, no?
Quali saranno i tuoi impegni fino al tuo spettacolo da noi questo luglio?
In questo momento sto scrivendo un secondo libro che devo consegnare entro il 30 Aprile ed è la storia dell'archivio diaristico di Pieve S. Stefano, di cui l'Assessore Camillo Brezzi è presidente. Quest'anno se ne festeggiano i 25 anni e per una volta, visto che l'archivio conserva le storie di tutti, si è deciso di raccontare la storia dell'archivio stesso, di come è nato, di come vi si lavora ecc... Chiaramente lo sto scrivendo con il mio stile che è quello di narratore quindi sarà tutto in forma romanzata, secondo la mia fantasia e non seguendone la cronistoria.
Ho poi finito da poco la traduzione di Molière, Il Misantropo, che porterò al Play Arezzo Art Festival e dal 2 Maggio entro in clausura totale e comincio le prove che si svolgeranno tra Castiglioncello, Massa Carrara, Bologna e Torino dove debutteremo al Festival delle Colline Torinesi. Insomma, per due mesi, fino al 24 di giugno sono impegnatissimo con questo lavoro perché sono passato da lavori in cui ero solo in scena a un  lavoro dove ho otto persone da gestire, più i tecnici... Si tratta di una bella responsabilità ed è la prima volta che mi ci cimento seriamente, da professionista su dei testi classici. In particolare, poi, con un autore come Molière. Fino ad ora i testi me li sono scritti da solo e me li mettevo in scena. Se non altro scrivevo secondo le mie esigenze, mentre, in questo caso, ho un autore classico davanti che però non ha niente di patinato, di classico nel senso deteriore della parola. Anzi, è fortemente contemporaneo, purtroppo. Il Misantropo parla troppo strettamente di noi, della società in cui viviamo. E soprattutto, fa davvero tremare i polsi perché in tanti hanno affrontato questo testo e in tanti ci sono cascati, magari banalizzandolo. Ecco, il mio impegno principale sarà proprio quello di lavorare al meglio sul Misantropo in questi mesi.
Raccontaci un po' proprio del Misantropo che presenterai al Play Arezzo Art Festival...
Il Misantropo si ricollega al tema del Viaggio di questa edizione per quello che è il percorso interiore e personale che lo contraddistingue. Rappresenta per me un vero viaggio, una svolta che solo in certe circostanze può capitare. In un certo senso, è il viaggio di un artista che cerca di mostrarsi, di venir fuori. Così, adesso non sono solo il Perrotta "incasellato" dalla critica nazionale e dagli addetti ai lavori in una terna composta da me, da Celestini e da Paolini, i narratori, non sono più dentro questa gabbia (la narrazione), sono uscito prima con Odissea e adesso con il progetto del Misantropo. Per Odissea sono stato candidato agli UBU 2008, nonostante fosse uno spettacolo che usciva dai soliti schemi narrativi e che, per questo, mi spaventava.
Da quella tappa del mio personale viaggio è venuta anche un'altra svolta che è appunto quella del Misantropo. Ecco, ora il mio viaggio prende davvero il largo. Se fino ad oggi mi sono mosso nell'ambito mediterraneo, per continuare la metafora, adesso passo le colonne d'Ercole e vado nell'Oceano dei grandi nomi della drammaturgia. Dopo Molière, infatti, mi dedicherò ad Aristofane e a Flaubert, di cui tradurrò Bouvard et Pécuchet. Tre autori e tre testi per quella mia trilogia che ho definito dell' individuo sociale.
Mi incammino verso la deriva, insomma...
Misantropo è quindi la prima parte di questa trilogia?
Sì. Inizio con il Misantropo questo percorso sull'individuo e la società, il mio chiedermi se aveva ragione Hobbes con il suo homo homini lupus o chi sostiene che l'uomo è un animale sociale per natura. Il Misantropo rappresenta forse la parte centrale, perché narra dell'uomo che va contro la società. È la storia di un uomo che è irriducibilmente contro tutto ciò che è società, ma anche potere. Di fatto, in questo testo, anche i rapporti d'amore si fondano sulla gestione del potere. Alla fine, il Misantropo che non riesce ad adattarsi al sistema, diventa una sorta di Don Chisciotte che cerca di opporsi all'imbattibile. In un certo senso, è un po' la storia dell'uomo di oggi, nella nostra società intrisa di potere... Le altre due opere affronteranno invece la ricerca di un incontro tra individuo e società, con l'atto democratico dell'elezione rappresentato ne I Cavalieri, e, in Bouvard et Pécuchet, l'affermazione dell'individuo, del desiderio di conoscenza che porta i due protagonisti a creare dei mostri della natura... Tre opere dal finale estremamente amaro che la dicono lunga sull'immagine che ho dell'essere umano. Ma può darsi che alla fine della trilogia, mi torni un po' di ottimismo...
Con molta probabilità la trilogia sarà presentata interamente al Play, in una collaborazione che si protrarrà per le due prossime edizioni...
Da parte nostra, chiunque voglia abbracciare questo progetto artistico è ben accetto! Una collaborazione del genere ci rende felicissimi e la condivisione di un progetto del genere ci gratifica. Però comprendiamo anche che, con i tempi che corrono, sia difficile sponsorizzare a lungo degli spettacoli. I fondi calano, le giunte cambiano, i soldi mancano sempre... Impegnarsi con tre spettacoli per tre anni è difficile per chi finanzia. Io sono sempre dell'idea che non si compra mai a scatola chiusa. Mi piace sempre, e questo è un po' il mio modus operandi, che la gente veda lo spettacolo e poi giudichi. Insomma, portiamo in scena lo spettacolo e valuteremo insieme!

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