Umberto Petrin

A chiudere la sezione teatrale del Play Arezzo Art Festival 2009, sarà il ‘Misterioso viaggio intorno a Monk’, tributo al pianista e compositore statunitense Thelonious Sphere Monk. A portare in scena questo spettacolo, Stefano Benni e Umberto Petrin. Proprio il grande jazzista italiano ci presenta "Misterioso" al Play nella calda cornice del Cortile del Palazzo Comunale.
Umberto, quali sono i tuoi impegni in questi mesi prima dell'esibizione al Play?
Ci sono tutta una serie di progetti paralleli a "Misterioso" che va avanti da diversi anni. Insieme a Stefano abbiamo un altro progetto che si chiama "L'ultima astronave" di nascita più recente. Per quanto invece riguarda i miei impegni personali di musicista, sto per debuttare la prossima domenica con un progetto commissionatomi dall' ECM, casa discografica di Monaco molto nota nell'ambiente jazz. Proprio il produttore, Manfred Eicher, mi ha lanciato questa idea di realizzare un lavoro sull'opera di Jacques Brel insieme a un quartetto d'archi di stampo classico e con i miei arrangiamenti. Inoltre, continuo i miei progetti solisti e recentemente mi sono unito al sassofonista Antonio Marangolo, che molti conosceranno come musicista nel primo gruppo di Paolo  Conte. Insieme facciamo musica d'improvvisazione. Poi ci sono vari altri gruppi, come il trio pianoforte-tromba-sax "Triptyque". Certo, su tutti, il progetto su Brel mi terrà molto occupato visto che la tournée si concluderà poi con la registrazione di un cd il prossimo autunno proprio per la ECM.
Che spettacolo è il "Misterioso viaggio intorno a Monk" al Play 2009?
"Misterioso", del quale è stato anche prodotto un DVD dalla Feltrinelli è un progetto che sta molto a cuore sia a me che a Stefano. Nonostante sia in giro da anni, ci coinvolge sempre molto emotivamente. Il tema centrale è la vita di Thelonious Sphere Monk, più precisamente gli ultimi sette anni che visse nel più completo silenzio, senza suonare né parlare con nessuno. Questo spettacolo è quindi un viaggio proprio nel silenzio di Monk, in quei silenzi che cerchiamo di scandagliare. Stefano legge i suoi testi e alcuni frammenti della altbiografia di Monk, mentre io suono dei pezzi di Monk come se emergessero dal suo stesso silenzio. Ecco, memoria, silenzio, suoni tutti uniti per descrivere questo musicista che ha sofferto parecchio, sia per il razzismo dell'America degli anni 30-40 che opprimeva i musicisti neri, sia per la vita intima e personale di Monk, vero e proprio outsider. Molti non volevano suonare con lui per il suo modo tutto particolare di approcciarsi alla musica, allora poco comprensibile. In realtà, dopo di lui, tutti hanno cominciato a suonare in maniera diversa. Ha rappresentato una svolta per il jazz, ma è anche vero che, vista la sua fine, ne ha pagato lo scotto.
Com'è nata la collaborazione con Benni?
Nel '99, il Festival di Roccella Ionica ci aveva fatto incontrare e subito ci siamo trovati sulla stessa lunghezza d'onda. Ci siamo trovati immediatamente bene e a nostro agio l'un con l'altro. Così, anche sul palco, è nata un'intesa che difficilmente scaturisce tra degli artisti. Una vera e propria magia che ci ha permesso di scrivere e suonare insieme. Al di là però della simpatia reciproca, ci siamo ritrovati qualche tempo dopo a Vicenza in occasione di un festival che quell'anno aveva come tema proprio Thelonious Monk. Ero stato invitato perché sono conosciuto tra i maggiori interpreti di Monk e ho lavorato con suoi musicisti, mentre Stefano aveva scritto un libro in cui Monk era spesso citato ed era, ed è, suo grandissimo fan. Così, un pomeriggio a Vicenza abbiamo unito i suoi testi alle miei interpretazioni di Monk al piano ed è nato "Mistero". Da un'avventura nata per gioco, è venuta fuori quest'esperienza che abbiamo esportato anche in Francia, Germania, Cecoslovacchia, Inghilterra.

www.umbertopetrin.it

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