REIN

I Rein e il viaggio: una simbiosi totale che prenderà vita sul palco del Play Arezzo Art Festival 2009. L'ultimo cd dei Rein, "Occidente" è nato infatti dal e per il viaggio e proprio con le loro canzoni i ragazzi della band porteranno al Play tanta voglia di partire e fare il giro del mondo.
Gianluca, "voce, chitarre, tastierine, canzoni e qualche altra cosetta" come dice nel sito ufficiale dei Rein (www.rein99.it), ci ha anticipato un po' quella che sarà la performance dei Rein sul palco del Play il 23 Luglio 2009 insieme a Bandabardò, Riserva Moac e Roberto Angelini.
Come sta andando il vostro Rein Occidente Tour?
Siamo proprio nel pieno di questo lungo tour. Stiamo viaggiando davvero un sacco. Trattandosi del tour di promozione di un cd doppio anche i tempi del tour stesso sono duplicati. Per tutto l'inverno abbiamo suonato, suonato, suonato e con l'estate il tutto sarà ancora più intensificato. Con il tour, ma anche con internet e il mondo digitale, vogliamo far conoscere il nostro cd al maggior numero di persone possibile.
Il tour vi ha visto impegnati in tutta Italia. Quali sono le prossime tappe?
Ci siamo spostati dal nord al sud, un po' ovunque. Dalla Sicilia alla Calabria, dal Mei di Faenza al nostro Lazio. Ci sposteremo a Bologna poi a Trento e ancora a Cagliari... Insomma, porteremo in giro per l'Italia la nostra musica.
Siete sempre in viaggio e l'aggancio viene spontaneo al vostro cd che è interamente dedicato a questo tema, anche filo conduttore del Play di quest'anno...
Guarda, sembra davvero fatto apposta. Play e "Occidente" hanno lo stesso tema! In ogni caso, come stile di vita, come modo di approcciarsi alle cose, il viaggio fa parte dei Rein. Abbiamo effettivamente un atteggiamento da "viaggiatori". Dentro le nostre canzoni, poi, il tema del viaggio è estremamente ricorrente. A livello sia fisico/reale che mentale. Molte canzoni partono da Roma, la nostra città, dove siamo nati e cresciuti anche come artisti. E per questo molti brani hanno uno sguardo da "occidentale"... ecco il significato del disco. Ma poi tutto si apre a una visione più globale, più "estera"...
Che significato ha per voi quindi il viaggio?alt
Il viaggio è una condizione esistenziale. Significa aprirsi all'altro e al diverso da noi. È aprire il nostro piccolo cerchio a ciò che sta fuori. Quando sei lontanissimo da casa tua, sei straniero e diverso e senti la necessità di osservare e capire. Ti apri appunto al mondo esterno e carpisci il più possibile. Questa dimensione, che è propria del viaggio, dovrebbe essere mantenuta anche una volta tornati a casa. Si dovrebbe parlare della condizione esistenziale del viaggio quasi come di una corrente filosofica. Tutto questo è raccontato nelle 20 canzoni di "Occidente" che sono nate proprio dal viaggio e dall'incontro con la più varia umanità. "Occidente" è la constatazione delle differenze culturali e il loro rapporto con il loro opposto: la globalizzazione culturale. La poesia nasce proprio dall'incontro del diverso che però non si appiattisce o unifica in un modello-McDonald. Le nostre canzoni nascono da questa poesia e si nutrono di viaggio.
Qualche anticipazione sulla vostra scaletta?
Portiamo naturalmente i brani di "Occidente". Ne lasceremo fuori tre perché sono meno adatti alla dimensione live. Sono tre canzoni più psichedeliche, che necessitavano di una strumentazione poco adatta alla performance dal vivo. "Occidente" ci rappresenta al cento per cento in questo momento e quindi non porteremo altri brani. Tra l'altro il disco ha una sonorità talmente varia, dal jazz al punk, al rock al folk, che se attingiamo solo da "Occidente", il risultato è una "playlist musicale". Si parte da un punto fermo che è quello della canzone d'autore, del testo quindi, per poi aggiungervi e miscelare tante contaminazioni diverse. Ecco, "Occidente" è un vero viaggio musicale.

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