Gabriella Ghermandi

altItalo-etiope, è nata ad Addis Abeba nel 1965, e si è trasferita in Italia nel 1979. Da parecchi anni vive a Bologna, città originaria del padre.
Nel 1999 ha vinto il 1 Premio del concorso per scrittori migranti dell'associazione Eks&Tra, promosso da Fara Editore, e nel 2001 il 3 premio. Ha pubblicato racconti in varie collane e riviste, tra cui Nuovo planetario Italiano. Mappa della nuova geografia di scrittori migranti in Italia e in Europa a cura di Armando Gnisci, ed. Città Aperte, L'Italiano degli altri: 16 storie di normale immigrazione per Einaudi scuola, Quaderni del novecento: La letteratura postcoloniale italiana, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, Il lettore di provincia n. 123-124 - volume monografico intitolato "Spaesamenti padani" a cura di Clarissa Clò, Longo Editore.
Seguendo l'arte della metafora tipica della tradizione culturale etiope, scrive e interpreta spettacoli di narrazione che porta in giro sia in Italia che in Svizzera. Conduce laboratori di scrittura creativa nelle scuole, in Italia e Svizzera, sulla ricerca della "identità unica di ciascun individuo" da contraporre alle "identità collettive" come percorso di pace.
E' stata per due anni direttrice artistica del Festival Evocamondi, festival di narrazione e musiche dal mondo, organizzato dalla rivista El Ghibli, a Bentivoglio, in provincia di Bologna.
Ha creato per il festival "Le strade dell'esodo II edizione" la performance di lettura, musica e narrazione Terre rosse dei sentieri d'Africa, e per "Le strade dell'esodo III edizione" la performance lettura Mille sono le vie del ritorno .
Si è occupata della raccolta di interviste a migranti nella Comunità Montana Val Samoggia in provincia di Bologna, per il progetto Migranti, storia e storie di un millennio di mobilità nelle valli del Samoggia e del Lavino. Ha partecipato come consulente tecnico in vari progetti tra i quali "Ti conosco perché ti ho letto" percorso di lettura di autori migranti in quaranta classi nelle scuole della valle dell'Idice (Provincia di Bologna) e "all'incrocio dei sentieri" incontri con scrittori migranti nelle biblioteche della Provincia di Bologna.
E' fondatrice, assieme ad altri scrittori, della rivista online El Ghibli e parte del comitato editoriale.
Ha partecipato come relatrice a vari convegni tra cui quello dell'AAIS (american association for italian studies), nella sezione "spaesamenti padani" condotta dalla Prof. Clarissa Clo nel 2006, e nel 2007, assieme a Edvige Giunta sul tema della multidentità e scrittura. Quest'anno, dal 16 aprile al 6 maggio, è stata in tour negli stati uniti a portare i suoi spettacoli di narrazione nelle facoltà del Wisconsin, San Diego, Los Angles e Colorado Springs.
In Aprile è uscito il suo primo romanzo regina di fiori e di perle per Donzelli Editore.

Il primo romanzo: “Regina di fiori e di perle” (2007, Donzelli Editore)

Debre Zeit, cinquanta chilometri da Addis Abeba, 1987: una grande famiglia patriarcale; un legame speciale tra il vecchio Yacob e Mahlet, la più piccola di casa. Lui la conosce meglio di chiunque altro: la guarda negli occhi, mentre lei divora le storie che lui le narra. Così, un giorno si mette a raccontarle del tempo degli italiani, venuti ad occupare quella terra, e degli arbegnà, i fieri guerrieri che li hanno combattuti.
Quel giorno, Mahlet fa una promessa: da grande andrà nella terra degli italiani e si metterà a raccontare... Un lungo viaggio nel tempo e nello spazio, in cui scorrono la vita e le vicissitudini di una famiglia etiope nel periodo della dittatura di Mengistu Hailè Mariam, e nel decennio successivo dell'emigrazione. Un romanzo che percorre oltre cento anni di storia, dal tempo di Menelik ai giorni nostri. Una narrazione che, come scrive Cristina Lombardi-Diop nella postfazione, «non riguarda solo la dimensione del passato etiopico, ma è anche un modo di interrogarsi sull'Idendità della memoria coloniale italiana».
A cavallo tra lingue ed etnie, tra nazioni e continenti, tra occupazioni militari e guerre fratricide, si dipanano le mille storie di questa Shahrazade dei nostri tempi, fiera delle sue origini etiopi ed eritree, e insieme capace di usare la lingua italiana con l'intensità e la precisione di un bisturi.



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