
Nato a Firenze nel 1953, prova ancora a fare il giornalista e il fotografo. Perché, a volte, sono due bei mestieri. Che vale la pena fare.
Scrive di viaggi in questi tempi difficili per i viaggiatori.
In un'altra vita ha conseguito una laurea in giurisprudenza con una tesi di laurea sulla Palestina.
Alcuni anni ancora di università dopo la laurea. Sufficienti per comprendere che il diritto non era la sua vita.
Ha vissuto per qualche tempo in Messico. E’ passato molto tempo, ma la luce di quel paese è rimasta dentro di lui. E là bisognerà tornare. Anche perché là sta il Chiapas e vi sono le colline di Oaxaca. Una casa dalle pareti azzurre, forse, è in attesa di un nuovo ospite.
Poi, dopo un paio di anni di andirivieni, tornò in Italia perché accadde, per caso, di cominciare a scrivere e fotografare per una rivista toscana. Si chiamava (ma c’è ancor oggi) Toscana Qui.
Dal 1982 è giornalista pubblicista.
Ha diretto la rivista AltroMondo (1983-1985).
E’ stato collaboratore del Manifesto (qualche volta ancor oggi). Ha fatto un po’ di radio (Controradio, 1987-1988) e ne ha una grande nostalgia. E’ stato redattore al giornale La Nazione (1988-1989) e poi capocronista della redazione fiorentina di Paese Sera (1989) e, quindi, redattore di Italia Oggi (1990-1991). Un segno del destino? Gli ultimi due giornali hanno chiuso, gli è toccato, quindi, inventarsi una vita da free-lance (se la parola non facesse sorridere, anche se in inglese sta per ‘soldato di ventura’).
Ha diretto il progetto Alin, America Latina Informazioni (1993-1994) ed è stato redattore della rivista Cooperazione del Ministero degli Affari Esteri italiano (1993-1994).
Membro del Comitato Scientifico della rivista Nigrizia (1998-2004) e del Comitato di Redazione della rivista Africa e Orienti (dal 1998).
Una lunga serie di collaborazioni. Alcune stabili. Altre saltuarie. Altre già finite. Ma pronte per ricominciare. Alti e bassi, insomma. Fra Tuttoturismo, il vecchio Airone, Linus, Africa, Archeo, Altreconomia, Luoghi dell'Infinito, Qui Touring.
Quasi per caso (ma non troppo, in fondo) si è trovato a scrivere tre guide turistiche a paesi di frontiera: Eritrea (1994 e 1996), Etiopia (1996) e Libia (1998, 2000, 2006). Questi tre libri sono usciti per le edizioni Clup e poi Clup/De Agostini.
Ha scritto anche una guida ad Amsterdam (1987). E alcune guide sulla Toscana: percorsi naturalistici della guida Viaggio in Toscana (1988); Toscana Verde ( 1990); guida al parco archeologico di Baratti-Populonia (2000, 2008) e guida agli itinerari dell’Alta Maremma (2006). Per la Giunti ha scritto una guida ai prodotti tipici della Toscana (2001). Insomma, una bella confusione. Dall’Africa e l’America Latina al lardo di Colonnata.
E ancora: assieme ad Enrica Chiappero ha scritto un saggio su ‘Umanizzare lo sviluppo’ (2001. Per Rosenberg & Sellier)
Alcune storie di questo arruffato e lento nomadismo sono state raccolte in due piccoli libri (di cui un po’ va fiero): Diario d’Africa (2004) e Viaggiatori Viaggianti (2006). La storia dei contadini dell’isola Domenicana, invece, è stata raccontata in La Ruta del Cafè (2007). Tutti e tre i libri sono stati pubblicati da Terre di Mezzo.
Nel 2008 sono usciti alcuni libretti fotografici sui centri archeologici libici di Leptis Magna, Sabratha e sulla città di Ghadames. E, ultima follia, assieme a Mario Boccia, uno dei migliori reporter italiani, ha pubblicato piccole guide fotografiche ad alcune città israeliane e palestinesi. Quasi un antidoto, un invisibile mattone per una possibile convivenza.
La Ruta del Cafè (2007, Terre di mezzo Editore)
E’ la storia di una comunità di contadini produttori di caffè della provincia di Salcedo, fra le più povere della Repubblica Dominicana, che ha creduto fortemente nella sua terra ed è stata capace di ribaltare il proprio destino. E anche la storia di un progetto di cooperazione che ha coinvolto istituzioni, esperti, imprenditori, artisti: Nazioni Unite, Cooperazione Italiana, Regione Toscana, Provincia e Comune di Arezzo, Caffè River, Ucodep e Piero Pelù hanno scoperto la gente di Salcedo e il loro caffè. Sono state le istituzioni e le associazioni del territorio aretino che, costituendo il Comitato Aretino per la Cooperazione Decentrata con la Repubblica Dominicana nel lontano 1996, si sono poste l’obiettivo di strutturare, congiuntamente alle istituzioni di Salcedo, un programma di sviluppo economico e sociale locale, mettendo in collegamento due territori distanti in uno scambio reciproco di conoscenze. Si potevano salvare quelle piccole piantagioni familiari di caffè? Era possibile ottenere davvero chicchi di grande qualità, creare un’economia virtuosa capace di dare reddito ai contadini della loma?
La ruta del Cafè è anche la storia di un progetto di turismo sostenibile.