Piero Corso
Attore e musicista si è formato nel lavoro teatrale con Laurie Booth (Conctact Improvvisation), Lindsay Kemp (Mimo-dance), Hector Malamud (Teatro comico-gestuale) e per quanto riguarda la musica con Jojì Hirota, Alvin Curran, Tristan Honsinger.
Negli anni ’80 intraprende una serie di collaborazioni con la Francia tuttora attive (Patrice Guillaumet, Philippe Boulay, Conservatoire de paris, “Zebre theatre”).
In Italia lavora con Teatro di Ricerca Affettiva, Alessandro Tognon, Compagnia Pippo Delbono, come attore e musicista.
Tania Garribba
Si è formata attraverso laboratori teatrali condotti, tra gli altri da Pippo Delbono, Raffaello Sanzio Societas, Theatre du Soleil.
Dal 1995 ha cominciato a lavorare stabilmente con la compagnia libera mente di Napoli partecipando sia
alla produzione degli spettacoli (Davide Iodice) che alle attività pedagogiche.
Dal 2000 ha lavorato principalmente con Emma Dante (‘mPalermu); Lisa Natoli (La casa d’argilla); Pierpaolo Sepe (il feudatario). Dal 2008 ha preso parte in Francia a produzioni locali (Zebre Theatre). Ha lavorato per la radio (sala giochi- radio rai tre) e per il cinema (Salvatores).
Il paese alle mie spalle (Intervento breve di musica e parole)
Progetto a cura di Piero Corso (musica) e Tania Garribba (voce).
Testi: Grace Nichols (Guyana), Karen Press (Sud Africa), Antjie Krog (Sud Africa), Mebrat (Etiopia)
Musiche: Piero Corso
Mi chiudo la porta alle spalle, le chiavi ancora in una mano e nell’altra quel bagaglio leggero di cose necessarie o inutili di cui mi sembra di non poter fare a meno.
Parto per una vacanza, parto per un pomeriggio, parto perché non posso restare.
Partiamo dal viaggio come condizione.
Partiamo dal viaggio come come condizione di estraniamento.
Partiamo dal viaggio come condizione necessaria.
Esilio.
Migrazione.
Proviamo a partire da una scelta di viaggio estrema, a volte obbligata, a volte senza ritorno, dalla fuga da un luogo conosciuto per raggiungerne un altro ignoto.
Proviamo a sentire le voci di chi è lontano, per ragioni diverse, dal proprio punto di partenza.
Scegliamo voci minoritarie, nascoste, femminili.
Scegliamo di segnare i confini e le differenze.
Scegliamo come linguaggio e terra d’approdo la poesia.
“Migrare non vuol dire soltanto lasciarsi qualcosa alle spalle, attraversare il mare, vivere tra sconosciuti, ma, anche, disfare lo stesso significato del mondo.” John Berger.
In questo breve intervento proviamo a proporre un percorso di poesia e musica in cui si alternano le voci di poetesse che raccontano la propria esperienza del distacco dalla terra e dalla lingua madre. Si tratta soprattutto di donne nate e cresciute in paesi non occidentali di generazioni, provenienze ed esperienze diverse, accomunate dal sentimento della lontananza e dalla scelta della poesia come luogo dell’appartenenza.
Le traduzioni delle poesie sono a cura di Paola Splendore, la testimonianianza è stata raccolta dalla Scuola di italiano Asinitas Onlus.