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Percorso aperto e itinerante sulle tracce dell'omonimo poema di Pasolini.
A cura di Gianluca Bottoni.
Voci di Gianluca Bottoni e Alessia Olivetti
sospese nelle immagini di Simeone Ricci
Coordinamento artistico del progetto Claudia Rocco
Brani tratti da "La religione del mio tempo"- "La divina
mimesis"- "Lettere luterane"
preceduti da un prologo scritto dalla compagnia.
In collaborazione con il Comune di Roma
Play Arezzo Art Festival 6 luglio 2007 ore 23,30.
Cortile Palazzo Comunale
"Quelle braccia d'indemoniati, quelle scure
schiene, quel caos di verdi soldati
e cavalli violetti, e quella pura
luce che tutto vela
di toni di pulviscolo: ed è bufera,
è strage."
(Pier Paolo Pasolini)
Dopo un prologo scritto appositamente, si apre con l'incipit del poema
la riflessione, la lettura pubblica e teatrale, quasi un oratorio, della
raccolta di Pasolini "La religione del mio tempo", autore a
cui Gianluca Bottoni torna, spinto dall'urgenza di un rinnovato sentire,
dalla voglia di denuncia corsara di un malessere sociale diffuso, che
ha radici nell'omologazione dei nostri tempi "col cuore tetramente
arreso al quia". Davanti alle immagini della battaglia di Eraclio
e Cosroe, al sonno dello imperatore Costantino nella sua tenda, dipinti
ne" La leggenda della Vera Croce" di Piero della Francesca ,
ecco un baluginare di sguardi, di bellezza. Quella bellezza antica già
lodata dal Vasari "dove sono molto belle considerazioni e attitudini
degne di essere lodate" e dal Longhi, maestro artistico di Pasolini.
Un percorso teatrale che vuole produrre una riflessione scenica sull'attualità
de "La religione del mio tempo", pubblicato nel 1961 con testi
scritti tra il 1955 e il 1960.
A partire dal rapporto con il maestro Longhi (attraverso le lettere dello
stesso Pasolini sul suo mentore bolognese) da cui apprende quella figuratività
che porterà nel cinema e nella poesia. La Chiesa e il Vangelo Secondo
Matteo, un ideale spirituale e di bellezza oggi appiattito da altre pericolose
mode estetiche, da altri idoli. La massa decisa a farsi corrompere al
mondo. La Madonna del Parto, la concretezza della bellezza, e oggi più
di 500 anni dopo, il nostro secolo come un grande magazzino luminoso.
Il passo , il viaggio, l'andatura corrisponderanno sia alla messinscena
che al lavoro di riflessione sulla narrazione, creando dopo il debutto
ad Arezzo, una catena di episodi che - come per il nostro lavoro su "Ragazzi
di Vita" affrontato qualche anno fa con la ricostruzione scenica
degli episodi del romanzo nei luoghi del testo- metteremo in scena laddove
si svolgono.
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